CANTIERE CASSONI: ERANO SOLO OMBRE

Il nostro porto, simbolo della rinascita economica nazionale, dopo il primato raggiunto per il traffico di droga, è di nuovo in prima pagina per lo scandalo sul caporalato.

Tutte le autorità hanno fatto a gara nello stracciarsi le vesti, ma nessuna si è assunta un pezzetto di responsabilità o ha fatto un minimo mea culpa.
Ma almeno per omessi controlli qualcuno avrà pure chiuso qualche occhio.

Davvero è così facile per chiunque entrare in porto?

Davvero i fatti sono arrivati persino a noi (https://www.viverevado.it/il-lavoro-sul-cantiere-cassoni…/) e non al nostro Sindaco?

La sua dichiarazione, del tutto inopportuna in questa triste occasione, conferma il solito servilismo di chi teme di inimicarsi i potenti: “Operazione di queste dimensioni… portano un importante beneficio sul territorio grazie alla presenza di centinaia di lavoratori. Si viene a creare un importante volano per l’indotto ma è necessario che la filiera degli appalti e dei subappalti venga monitorata con grande attenzione”.
Noi crediamo invece che siano proprio le grandi opere quelle che, in assenza di una adeguata gestione, più facilmente possono sfuggire al controllo: la piattaforma di Vado ha fatto scuola in tal senso, anche se Gilardi non lo sa.

Un’ignoranza perfettamente in linea con un ridicolo punto del suo programma elettorale:
“Chiunque cerchi di commettere atti criminali a Vado Ligure non troverà spazio”!!!

IN ULTIMO:
L’indagine si riferisce a fatti del 2024: le notizie alla base del nostro articolo invece sono attuali.
Ci chiediamo: le cose stanno andando avanti come prima?

…E PAGA PANTALONE!

Il quotidiano sbandieramento, da parte dell’Amministrazione, dell’impegno a valorizzare il piccolo commercio, ha subito una battuta d’arresto: un nuovo balzello si è abbattuto sui commercianti.

Ecco i fatti.
Lo scorso novembre IRTEL, il nuovo soggetto concessionario della riscossione pubblicitaria, aveva rilevato, all’interno e/o all’esterno dei locali, la presenza di informazioni pubblicitarie sino ad allora non ritenute tali e quindi non sottoposte a pagamento del canone.
Erano perciò piovute moltissime sanzioni.

La sollevazione dei commercianti aveva spinto l’Amministrazione a decidere l’immediata sospensione dei pagamenti in attesa di risolvere la questione.
A fronte della complessità del problema la sospensione è stata poi prorogata fino a fine maggio.
Nel frattempo l’Amministrazione ha maturato la necessità di por mano a un nuovo regolamento che superi le zone grigie e fornisca un’interpretazione univoca delle norme.
Ma ecco nei giorni scorsi il fulmine a ciel sereno: IRTEL ha confermato le sanzioni e i termini di pagamento. Contemporaneamente è giunta la notizia che solo il 9 giugno- a distanza di oltre sei mesi dall’insorgere del problema- si è tenuto in Comune il primo incontro del tavolo di lavoro per la revisione del regolamento, che secondo l’Amministrazione dovrebbe essere varato entro l’estate.
La disponibilità della ditta e degli uffici comunali a offrire consulenza ai commercianti in questo periodo di interregno è tanto apprezzabile quanto insufficiente: i tempi lunghi dell’Amministrazione hanno danneggiato i commercianti negando loro il sacrosanto diritto di lavorare con regole chiare e condivise.

Perché il Comune non ha sospeso i termini di pagamento fino al chiarimento del problema e all’entrata in vigore del nuovo regolamento?
E ancor prima e meglio: perché ha permesso che IRTEL comminasse sanzioni invece di chiedere semplicemente ai commercianti, previa verifica, un rientro nelle norme?

Anche i comportamenti collaborativi e non unilaterali vanno nel senso della difesa e valorizzazione del commercio.
E ciò soprattutto nel caso di un Comune come il nostro, il cui bilancio non ha certo necessità di tali importi.

P.S. Ci auguriamo che il regolamento atteso dai commercianti abbia miglior sorte di quello per la trasmissione della diretta streaming del Consiglio comunale: Vivere Vado lo sta aspettando dal luglio 2024.

IL LAVORO SUL CANTIERE CASSONI LUCI O OMBRE?

Nell’ultima nostra interrogazione sulla situazione dell’occupazione locale (vedi qui:
https://www.viverevado.it/resoconto-consiglio-comunale…/ ) l’unico dato positivo fornito dal sindaco è stato quello relativo al cantiere cassoni: “Il numero totale degli addetti risulta pari a 541 unità tra personale diretto e imprese subappaltatrici.
– 212 lavoratori (39%) risultano locali…
– di questi, 105 unità sono residenti in provincia di Savona, mentre ulteriori 107 provengono da altre province…
– I lavoratori in trasferta risultano pari a 329 unità (61%)…”

I numeri a prima vista sono confortanti, ma lasciano aperte alcune domande:

1. Quali sono le condizioni di lavoro?
Sappiamo che periodicamente le loro nazionalità cambiano: c’è stato il periodo dei rumeni, poi bulgari, poi pachistani, bengalesi, portoghesi…

2. Dove alloggiano?
Il progetto del campo base (Consiglio comunale del 04/04/2025) previsto nell’area Vernazza per ospitare 250 addetti al cantiere non ha mai visto la luce.
Da nostre verifiche abbiamo appurato che i lavoratori alloggiano in alberghi lungo la costa da Varazze a Spotorno, con servizio di bus da e per Vado.

3. Quali i contratti di lavoro applicati?
Sembrerebbe che, accanto ai contratti collettivi nazionali, siano in essere anche contratti di subappalto stipulati secondo le regole dei paesi d’origine dei lavoratori, con un molto probabile effetto dumping salariale.

Se così fosse…
altro che i percorsi formativi decantati dal sindaco!
altro che “impatto occupazionale di assoluto rilievo”, “impatto occupazionale significativo e concreto per il territorio”.
altro che “Ricaduta diretta sull’occupazione territoriale” e “importanti ricadute, occupazionali sia dirette sia indirette (indotto economico, servizi filiera locale)” !!!

Non siamo ispettori del lavoro né operatori addetti al monitoraggio del suo mercato, ma come cittadini responsabili non vogliamo essere complici di eventuale sfruttamento del lavoro: perciò pretendiamo chiarezza sul presunto “modello di sviluppo economico di Vado Ligure”, che chi ci amministra va propagandando da 10 anni. Sappiamo che nel mondo del lavoro le aree grigie o nere sono molto diffuse, per dinamiche che purtroppo sono pervasive e prescindono dagli amministratori locali, che però non sono esenti dal prendere in esame segnali di possibile sfruttamento: ciò affinché si sgomberi ogni dubbio, nella comune convinzione che la quiescenza o peggio la copertura di situazioni opache non sono tollerabili.
Recentemente la CGIL ha giustamente richiamato l’attenzione sui posti di lavoro a rischio per un subappalto interrotto nel cantiere dei cassoni, posti di lavoro oggi occupati per la quasi totalità da lavoratori extra UE ( vedi qui: http://genova.repubblica.it/…/cassoni_per_la_diga…/ ).
Il sindacato ha sottolineato che in caso di perdita del lavoro potrebbe nascere nell’immediato anche un problema di alloggio; come spesso accade quando si parla di immigrati, si scopre con un po’ di ritardo che sono persone con diritti non circoscrivibili al solo ambito lavorativo.
La recente indagine sul nuovo Consolato Americano a Milano dimostra che anche in cantieri che si immaginano super controllati accadono fatti gravissimi.

CONTINUA LA FUFFA DI GILARDI

Leggiamo sulla pagina Facebook di Vado Prima che il cantiere per la costruzione dei cassoni per la diga di Genova “non prevede interferenze con il traffico, rumori o emissioni in atmosfera”.

Non si capisce allora perché Giuliano e la sua Giunta abbiano ottenuto, in cambio, un protocollo d’Intesa “per portare a Vado finanziamenti e opere pubbliche a vantaggio di tutto il territorio”.

Davvero si tenta di far credere che non ci sia nesso tra i due fatti, a scapito di dichiarazioni stampa dell’ex sindaco e, soprattutto, di delibere di Giunta?

Nel merito delle ricadute negative del cantiere, informiamo che in data 14 settembre 2023, Vivere Vado ha presentato alla Regione osservazioni sul progetto, al fine di limitare il danno.

Questo l’elenco dei problemi individuati:
1. Motivazioni alla scelta del sito
2. Impatto sulla qualità dell’aria
3. Impatto sul traffico
4. Impatto ambientale
5. Impatto sulla morfologia costiera
6. Cumulo degli impatti
7. Cumulo di impatti in relazione al progetto FSRU

Stupisce, in particolare, che il candidato Gilardi non sappia (o finga di non sapere ) che il materiale per la costruzione dei cassoni sarà approvvigionato presso le nostre cave, e non colga quindi l’evidente impatto del traffico sulla viabilità, tra la frazione Valle e il litorale.

È innegabile che la vicinanza delle cave al cantiere rappresenta un vantaggio ambientale, ma è altrettanto evidente che si tratta di un vantaggio per la più vasta comunità, mentre i danni sono pagati esclusivamente da Vado.

Lamentele sono già pervenute da parte di residenti.

Non stupisce invece che l’Amministrazione non abbia cercato di ridurre il danno, e si sia limitata a chiedere compensazioni, in perfetta coerenza con se stessa.
(Peraltro si tratta di interventi al 90% già previsti in precedenti accordi, e dati per garantiti anche nel cronoprogramma).

Continuano le chiacchiere senza fondamento del candidato Gilardi!

NIMBY SARAI TU!

Il Ministero dell’Ambiente (?) e della Sicurezza Energetica (!!??) pensa a come mettere il bavaglio ai cittadini.

LEGGI QUI ARTICOLO SULLE IPOTESI DI “LEGGE BAVAGLIO” ALLO STUDIO

Noi di Vivere Vado, basandoci sulle nostre esperienze, ci poniamo una domanda: davvero si tratta di localismo VS sviluppo (magari anche etichettato come “green”) o c’è dell’altro?

L’idea che l’opposizione in sede locale ad una qualsiasi “grande opera” o infrastruttura di livello nazionale possa essere solo di retroguardia è sempre più radicata nella “narrazione mainstream” (e -purtroppo – spesso anche nelle aule giudiziarie): l’acronimo anglosassone NIMBY (not in my backyard – non nel mio giardinetto) è diventato il marchio d’infamia col quale marginalizzare e svalutare chiunque tenti di fare una riflessione che non dia per scontata la bontà di tali mega interventi.

Purtroppo la zona di Vado Ligure ha sperimentato più volte in pochi decenni l’efficacia di questa semplice ma efficacissima tecnica di demolizione delle voci discordanti: è accaduto per chi si ha sollevato il tema dell’impatto ambientale della centrale termo-elettrica a carbone, per chi ha provato a impedire il tombamento della rada di Vado per mano dell’Autorità Portuale di Savona e dell’alleanza Maersk-Fincosit; oggi sta accadendo per chi manifesta la sua totale contrarietà all’accettazione del rigassificatore.

Noi siamo convinti che la tutela egoistica del “proprio giardino” abbia poco a che fare con le battaglie ambientaliste di questo territorio, come di quelle di molte altre parti d’Italia: chi veramente non vuole disturbatori nel suo giardino è chi coltiva il potere fine a se stesso o comunque per carriere personalissime, come le cronache spesso confermano.

Al contrario siamo dell’idea che, proprio dal rapporto conflittuale e di confronto aperto sui dati e sugli obiettivi che una collettività si può porre, possono nascere visioni globalmente valide di sviluppo davvero sostenibile.
La partecipazione popolare alle decisioni strategiche è l’unico antidoto alla bulimia del potere: politico ed economico/finanziario.

 

P.S.

… anche a Vado c’è chi – dal basso della sua posizione prona a decisioni prese sempre altrove – cerca di colpevolizzare chi non si adegua alla ottusa visione del “fare per il fare” senza mai rendere conto e valutare seriamente vantaggi e svantaggi complessivi, rimasticando lezioncine apprese da cattivi maestri/e.

 

GILARDI IMBONITORE