CANTIERE CASSONI: ERANO SOLO OMBRE

Il nostro porto, simbolo della rinascita economica nazionale, dopo il primato raggiunto per il traffico di droga, è di nuovo in prima pagina per lo scandalo sul caporalato.

Tutte le autorità hanno fatto a gara nello stracciarsi le vesti, ma nessuna si è assunta un pezzetto di responsabilità o ha fatto un minimo mea culpa.
Ma almeno per omessi controlli qualcuno avrà pure chiuso qualche occhio.

Davvero è così facile per chiunque entrare in porto?

Davvero i fatti sono arrivati persino a noi (https://www.viverevado.it/il-lavoro-sul-cantiere-cassoni…/) e non al nostro Sindaco?

La sua dichiarazione, del tutto inopportuna in questa triste occasione, conferma il solito servilismo di chi teme di inimicarsi i potenti: “Operazione di queste dimensioni… portano un importante beneficio sul territorio grazie alla presenza di centinaia di lavoratori. Si viene a creare un importante volano per l’indotto ma è necessario che la filiera degli appalti e dei subappalti venga monitorata con grande attenzione”.
Noi crediamo invece che siano proprio le grandi opere quelle che, in assenza di una adeguata gestione, più facilmente possono sfuggire al controllo: la piattaforma di Vado ha fatto scuola in tal senso, anche se Gilardi non lo sa.

Un’ignoranza perfettamente in linea con un ridicolo punto del suo programma elettorale:
“Chiunque cerchi di commettere atti criminali a Vado Ligure non troverà spazio”!!!

IN ULTIMO:
L’indagine si riferisce a fatti del 2024: le notizie alla base del nostro articolo invece sono attuali.
Ci chiediamo: le cose stanno andando avanti come prima?

COMPLETATO L’ASSEDIO DI PORTO VADO

Accordo 2008 sottoscritto dal Sindaco Giacobbe (vicesindaco Giuliano): impegno di Autorità Portuale alla “copertura del parco ferroviario nei tratti più prossimi alle abitazioni”.
Accordo 2018 sottoscritto dal Sindaco Giuliano (vicesindaco Gilardi): impegno cancellato e sostituito da un “sistema di protezione acustica”.
2026: ecco la fotografia del risultato.

…E PAGA PANTALONE!

Il quotidiano sbandieramento, da parte dell’Amministrazione, dell’impegno a valorizzare il piccolo commercio, ha subito una battuta d’arresto: un nuovo balzello si è abbattuto sui commercianti.

Ecco i fatti.
Lo scorso novembre IRTEL, il nuovo soggetto concessionario della riscossione pubblicitaria, aveva rilevato, all’interno e/o all’esterno dei locali, la presenza di informazioni pubblicitarie sino ad allora non ritenute tali e quindi non sottoposte a pagamento del canone.
Erano perciò piovute moltissime sanzioni.

La sollevazione dei commercianti aveva spinto l’Amministrazione a decidere l’immediata sospensione dei pagamenti in attesa di risolvere la questione.
A fronte della complessità del problema la sospensione è stata poi prorogata fino a fine maggio.
Nel frattempo l’Amministrazione ha maturato la necessità di por mano a un nuovo regolamento che superi le zone grigie e fornisca un’interpretazione univoca delle norme.
Ma ecco nei giorni scorsi il fulmine a ciel sereno: IRTEL ha confermato le sanzioni e i termini di pagamento. Contemporaneamente è giunta la notizia che solo il 9 giugno- a distanza di oltre sei mesi dall’insorgere del problema- si è tenuto in Comune il primo incontro del tavolo di lavoro per la revisione del regolamento, che secondo l’Amministrazione dovrebbe essere varato entro l’estate.
La disponibilità della ditta e degli uffici comunali a offrire consulenza ai commercianti in questo periodo di interregno è tanto apprezzabile quanto insufficiente: i tempi lunghi dell’Amministrazione hanno danneggiato i commercianti negando loro il sacrosanto diritto di lavorare con regole chiare e condivise.

Perché il Comune non ha sospeso i termini di pagamento fino al chiarimento del problema e all’entrata in vigore del nuovo regolamento?
E ancor prima e meglio: perché ha permesso che IRTEL comminasse sanzioni invece di chiedere semplicemente ai commercianti, previa verifica, un rientro nelle norme?

Anche i comportamenti collaborativi e non unilaterali vanno nel senso della difesa e valorizzazione del commercio.
E ciò soprattutto nel caso di un Comune come il nostro, il cui bilancio non ha certo necessità di tali importi.

P.S. Ci auguriamo che il regolamento atteso dai commercianti abbia miglior sorte di quello per la trasmissione della diretta streaming del Consiglio comunale: Vivere Vado lo sta aspettando dal luglio 2024.

IL LAVORO SUL CANTIERE CASSONI LUCI O OMBRE?

Nell’ultima nostra interrogazione sulla situazione dell’occupazione locale (vedi qui:
https://www.viverevado.it/resoconto-consiglio-comunale…/ ) l’unico dato positivo fornito dal sindaco è stato quello relativo al cantiere cassoni: “Il numero totale degli addetti risulta pari a 541 unità tra personale diretto e imprese subappaltatrici.
– 212 lavoratori (39%) risultano locali…
– di questi, 105 unità sono residenti in provincia di Savona, mentre ulteriori 107 provengono da altre province…
– I lavoratori in trasferta risultano pari a 329 unità (61%)…”

I numeri a prima vista sono confortanti, ma lasciano aperte alcune domande:

1. Quali sono le condizioni di lavoro?
Sappiamo che periodicamente le loro nazionalità cambiano: c’è stato il periodo dei rumeni, poi bulgari, poi pachistani, bengalesi, portoghesi…

2. Dove alloggiano?
Il progetto del campo base (Consiglio comunale del 04/04/2025) previsto nell’area Vernazza per ospitare 250 addetti al cantiere non ha mai visto la luce.
Da nostre verifiche abbiamo appurato che i lavoratori alloggiano in alberghi lungo la costa da Varazze a Spotorno, con servizio di bus da e per Vado.

3. Quali i contratti di lavoro applicati?
Sembrerebbe che, accanto ai contratti collettivi nazionali, siano in essere anche contratti di subappalto stipulati secondo le regole dei paesi d’origine dei lavoratori, con un molto probabile effetto dumping salariale.

Se così fosse…
altro che i percorsi formativi decantati dal sindaco!
altro che “impatto occupazionale di assoluto rilievo”, “impatto occupazionale significativo e concreto per il territorio”.
altro che “Ricaduta diretta sull’occupazione territoriale” e “importanti ricadute, occupazionali sia dirette sia indirette (indotto economico, servizi filiera locale)” !!!

Non siamo ispettori del lavoro né operatori addetti al monitoraggio del suo mercato, ma come cittadini responsabili non vogliamo essere complici di eventuale sfruttamento del lavoro: perciò pretendiamo chiarezza sul presunto “modello di sviluppo economico di Vado Ligure”, che chi ci amministra va propagandando da 10 anni. Sappiamo che nel mondo del lavoro le aree grigie o nere sono molto diffuse, per dinamiche che purtroppo sono pervasive e prescindono dagli amministratori locali, che però non sono esenti dal prendere in esame segnali di possibile sfruttamento: ciò affinché si sgomberi ogni dubbio, nella comune convinzione che la quiescenza o peggio la copertura di situazioni opache non sono tollerabili.
Recentemente la CGIL ha giustamente richiamato l’attenzione sui posti di lavoro a rischio per un subappalto interrotto nel cantiere dei cassoni, posti di lavoro oggi occupati per la quasi totalità da lavoratori extra UE ( vedi qui: http://genova.repubblica.it/…/cassoni_per_la_diga…/ ).
Il sindacato ha sottolineato che in caso di perdita del lavoro potrebbe nascere nell’immediato anche un problema di alloggio; come spesso accade quando si parla di immigrati, si scopre con un po’ di ritardo che sono persone con diritti non circoscrivibili al solo ambito lavorativo.
La recente indagine sul nuovo Consolato Americano a Milano dimostra che anche in cantieri che si immaginano super controllati accadono fatti gravissimi.

CI SONO ANCORA GIORNALISTI!

di Marco Preve

“La morte di Canavese e le commemorazioni degli smemorati
In queste ore leggerete lunghi articoli e decine di dichiarazioni di politici, industriali, operatori economici e via dicendo in ricordo di Rino Canavese, a lungo alla guida dell’Autorità portuale di Savona, per un breve periodo parlamentare di centro destra, poi manager di punta del gruppo Gavio e da alcuni anni nel board dell’Autorità Portuale di Genova e Savona in rappresentanza del Comune di Savona.
Tutte celebrano la visione dell’uomo, le sue scelte strategiche, il suo decisionismo.
Mancano totalmente alcune sue decisioni che, all’epoca, specie a Savona, generarono fortissimi contrasti legati alla cementificazione della sua città.
E poi sparisce totalmente dalle cronache il suo ruolo di testimone fondamentale per l’accusa nell’inchiesta sulle concessioni in porto che ha portato ai patteggiamenti per corruzione di Toti, Spinelli e Signorini. Canavese si oppose anche pubblicamente a quelle decisioni dell’Autorità che, oggi sappiamo, erano frutto di tangenti.
Però, quasi desse fastidio a un certo mondo economico, portuale, istituzionale, rivangare certe questioni di famiglia, nessuno ne parla nei propri ricordi di Canavese.
Provo a farlo io perché prima di tutto credo che di un personaggio pubblico vadano ricordati tutti i lati, perchè avendo una certa età ricordo quei fatti, e poi perché con Canavese in questi mesi iniziati con la retata del 7 maggio avevo stabilito un rapporto professionale (che non c’era mai stato prima considerato anche che fu uno dei protagonisti non postivi del “Partito del cemento” che scrivemmo con Ferruccio Sansa nel 2008): era diventato un’ottima fonte per capire cosa accadeva in porto, ho fatto con lui lunghe e divertite telefonate.
Ciò detto non si può dimenticare che Canavese, pur uomo di destra (Lega e Forza Italia) una ventina di anni fa fu artefice assieme al Comune, al Pd locale e ad alcuni imprenditori privati, della grande cementificazione del porto storico di Savona trasformando le ex aree industriali in un nuovo quartiere residenziale. Per alcuni è stata una trasformazione che ha rivoluzionato in meglio la città, per altri un’occasione mancata. Vent’anni dopo , a chi è giovane potrà apparire strano poiché quel luogo è ormai radicato nell’immaginario collettivo, ma quanto accaduto a Savona con l’ennesimo progetto – per altro neppure originale ma replicato da precedenti operazioni – dell’ennesima archistar è stata la scelta più scontata e priva di visione per il futuro: case per ricchi, ristoranti e bistrot da movida.
Si sarebbe potuto tentare invece una coraggiosa operazione di spazi in parte pubblici, di centri destinati a sviluppare talenti, idee e creatività e solidarietà, invece della moltiplicazione di birre artigianali, shottini e cucina gourmet.
Non va poi dimenticato che solo la sollevazione popolare fermò il progetto del grattacielo banana di Fuksas alla Madonetta. Canavese ne era uno sponsor convinto ma davvero sorprendente fu vedere un intero consiglio comunale accogliere come profeta Fuksas a palazzo Sisto, con imbarazzanti benvenuti pronunciati da soggetti istituzionali nei confronti di un privato che da quella istituzione avrebbe dovuto essere invece trattato acriticamente. L’operazione per fortuna si fermò.
Infine, chissà se dopo la scomparsa di Canavese qualche esperto di portualità o comunque qualche volenteroso proverà ad occuparsi di un tema non irrilevante: prendete tre ex presidenti di Autorità portuale come Canavese, Luigi Merlo, MArio Sommariva. Tutti e tre dopo lunghi anni passati a guidare un ente pubblico sono transitati in colossi privati dello stesso settore (Gavio, Msc, Spinelli). Per Merlo ci furono anche questioni giudiziarie poi archiviate per pantouflage, ma aldilà delle norme, è davvero così normale questo travaso sempre più frequente tra mondi che non sono certo nemici ma che dovrebbero mantenere le giuste distanze?Faccia buon viaggio Canavese, lei è comunque stato uno che la faccia ce l’ha sempre messa.”

Tratto dalla sua pagina Facebook (https://www.facebook.com/share/p/1DgDQBRuSt/)