…E PAGA PANTALONE!

Il quotidiano sbandieramento, da parte dell’Amministrazione, dell’impegno a valorizzare il piccolo commercio, ha subito una battuta d’arresto: un nuovo balzello si è abbattuto sui commercianti.

Ecco i fatti.
Lo scorso novembre IRTEL, il nuovo soggetto concessionario della riscossione pubblicitaria, aveva rilevato, all’interno e/o all’esterno dei locali, la presenza di informazioni pubblicitarie sino ad allora non ritenute tali e quindi non sottoposte a pagamento del canone.
Erano perciò piovute moltissime sanzioni.

La sollevazione dei commercianti aveva spinto l’Amministrazione a decidere l’immediata sospensione dei pagamenti in attesa di risolvere la questione.
A fronte della complessità del problema la sospensione è stata poi prorogata fino a fine maggio.
Nel frattempo l’Amministrazione ha maturato la necessità di por mano a un nuovo regolamento che superi le zone grigie e fornisca un’interpretazione univoca delle norme.
Ma ecco nei giorni scorsi il fulmine a ciel sereno: IRTEL ha confermato le sanzioni e i termini di pagamento. Contemporaneamente è giunta la notizia che solo il 9 giugno- a distanza di oltre sei mesi dall’insorgere del problema- si è tenuto in Comune il primo incontro del tavolo di lavoro per la revisione del regolamento, che secondo l’Amministrazione dovrebbe essere varato entro l’estate.
La disponibilità della ditta e degli uffici comunali a offrire consulenza ai commercianti in questo periodo di interregno è tanto apprezzabile quanto insufficiente: i tempi lunghi dell’Amministrazione hanno danneggiato i commercianti negando loro il sacrosanto diritto di lavorare con regole chiare e condivise.

Perché il Comune non ha sospeso i termini di pagamento fino al chiarimento del problema e all’entrata in vigore del nuovo regolamento?
E ancor prima e meglio: perché ha permesso che IRTEL comminasse sanzioni invece di chiedere semplicemente ai commercianti, previa verifica, un rientro nelle norme?

Anche i comportamenti collaborativi e non unilaterali vanno nel senso della difesa e valorizzazione del commercio.
E ciò soprattutto nel caso di un Comune come il nostro, il cui bilancio non ha certo necessità di tali importi.

P.S. Ci auguriamo che il regolamento atteso dai commercianti abbia miglior sorte di quello per la trasmissione della diretta streaming del Consiglio comunale: Vivere Vado lo sta aspettando dal luglio 2024.

IL LAVORO SUL CANTIERE CASSONI LUCI O OMBRE?

Nell’ultima nostra interrogazione sulla situazione dell’occupazione locale (vedi qui:
https://www.viverevado.it/resoconto-consiglio-comunale…/ ) l’unico dato positivo fornito dal sindaco è stato quello relativo al cantiere cassoni: “Il numero totale degli addetti risulta pari a 541 unità tra personale diretto e imprese subappaltatrici.
– 212 lavoratori (39%) risultano locali…
– di questi, 105 unità sono residenti in provincia di Savona, mentre ulteriori 107 provengono da altre province…
– I lavoratori in trasferta risultano pari a 329 unità (61%)…”

I numeri a prima vista sono confortanti, ma lasciano aperte alcune domande:

1. Quali sono le condizioni di lavoro?
Sappiamo che periodicamente le loro nazionalità cambiano: c’è stato il periodo dei rumeni, poi bulgari, poi pachistani, bengalesi, portoghesi…

2. Dove alloggiano?
Il progetto del campo base (Consiglio comunale del 04/04/2025) previsto nell’area Vernazza per ospitare 250 addetti al cantiere non ha mai visto la luce.
Da nostre verifiche abbiamo appurato che i lavoratori alloggiano in alberghi lungo la costa da Varazze a Spotorno, con servizio di bus da e per Vado.

3. Quali i contratti di lavoro applicati?
Sembrerebbe che, accanto ai contratti collettivi nazionali, siano in essere anche contratti di subappalto stipulati secondo le regole dei paesi d’origine dei lavoratori, con un molto probabile effetto dumping salariale.

Se così fosse…
altro che i percorsi formativi decantati dal sindaco!
altro che “impatto occupazionale di assoluto rilievo”, “impatto occupazionale significativo e concreto per il territorio”.
altro che “Ricaduta diretta sull’occupazione territoriale” e “importanti ricadute, occupazionali sia dirette sia indirette (indotto economico, servizi filiera locale)” !!!

Non siamo ispettori del lavoro né operatori addetti al monitoraggio del suo mercato, ma come cittadini responsabili non vogliamo essere complici di eventuale sfruttamento del lavoro: perciò pretendiamo chiarezza sul presunto “modello di sviluppo economico di Vado Ligure”, che chi ci amministra va propagandando da 10 anni. Sappiamo che nel mondo del lavoro le aree grigie o nere sono molto diffuse, per dinamiche che purtroppo sono pervasive e prescindono dagli amministratori locali, che però non sono esenti dal prendere in esame segnali di possibile sfruttamento: ciò affinché si sgomberi ogni dubbio, nella comune convinzione che la quiescenza o peggio la copertura di situazioni opache non sono tollerabili.
Recentemente la CGIL ha giustamente richiamato l’attenzione sui posti di lavoro a rischio per un subappalto interrotto nel cantiere dei cassoni, posti di lavoro oggi occupati per la quasi totalità da lavoratori extra UE ( vedi qui: http://genova.repubblica.it/…/cassoni_per_la_diga…/ ).
Il sindacato ha sottolineato che in caso di perdita del lavoro potrebbe nascere nell’immediato anche un problema di alloggio; come spesso accade quando si parla di immigrati, si scopre con un po’ di ritardo che sono persone con diritti non circoscrivibili al solo ambito lavorativo.
La recente indagine sul nuovo Consolato Americano a Milano dimostra che anche in cantieri che si immaginano super controllati accadono fatti gravissimi.

Resoconto Consiglio Comunale del 13 maggio 2026

PUNTO 1

Replica di Vivere Vado:

Ci siamo dichiarati insoddisfatti perché gli impegni dell’Accordo si sono confermati lontani dall’essere rispettati anche nel prossimo futuro e perché le responsabilità di tale situazione sono state ritenute imputabili a fattori esterni all’Amministrazione stessa.
È semplicemente ridicolo l’annuncio di una richiesta alla Regione di un ennesimo Accordo volto a recuperare quanto dovuto alla nostra comunità.

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PUNTO 2

Replica di Vivere Vado:

Ci siamo dichiarati insoddisfatti per i seguenti motivi:
1. La prima parte della risposta da’ conto (parziale) della storia dell’immobile, che il nostro Gruppo ben conosce, come si evince dal testo dell’interpellanza stessa.
2. Per la ristrutturazione e il recupero il Sindaco ha riproposto le intenzioni già espresse nel Consiglio comunale del 20/4/2021; in tal senso l’unico passo apprezzabile della risposta é la condivisione della nostra valutazione negativa circa la situazione dell’immobile, ragione per cui si è provveduto immediatamente a una sommaria pulizia dell’intorno.
Non ci sono comunque giustificazioni per un immobilismo durato 8 anni (escludendo i 2 anni della Convenzione con Cooperarci): l’Amministrazione ha mancato al suo primo dovere di tutelare un bene pubblico avuto in custodia pro tempore.

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PUNTO 5

Abbiamo espresso voto contrario al Piano acustico per i seguenti motivi:
– il Piano prende atto della situazione attuale, ma senza una analisi quantitativa fonometrica: un approccio qualitativo è inevitabilmente superficiale;
– il 28,6% della popolazione risiede in aree acustiche improprie (Classi IV eV), ma il Piano non indica obiettivi di riduzione di tale percentuale;
– benché il Piano preveda che tutti i centri abitati siano portati in Classe III, Porto Vado è collocato in Classe IV; il Piano non prevede, come dovrebbe, misure di intervento per recuperare le criticità.

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PUNTO 6

Abbiamo espresso voto contrario perché non condividiamo gran parte delle scelte strategiche dell’Amministrazione per il 2026 (vedasi resoconto del precedente Consiglio del 30 aprile scorso).

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PUNTO 8

In continuità col voto espresso nel 2020, ci siamo dichiarati contrari per i seguenti motivi:
– la nostra ferma convinzione che le aree produttive debbano rimanere tali per incentivare l’economia;
– la presenza di un massiccio volume di residenziale, del tutto avulso dal contesto.

Vivere Vado Comune Di Vado Ligure