È sotto gli occhi di tutti il problema dei ciclisti che transitano giornalmente in isola pedonale: lo fanno adulti e ragazzi, con la differenza che questi ultimi quasi sempre passano veloci, zigzagando abili tra i tavolini dei dehors e le panchine, e allarmando soprattutto le persone anziane.
Se da un lato sappiamo che per loro il bello consiste proprio nel violare consapevolmente le regole, sappiamo anche che la giovane età non li esime dal rispettarle, in primo luogo quando sono volte a tutelare la sicurezza delle persone.
CHE FARE?
Pur consapevoli del fatto che la Polizia Municipale non può pattugliare il centro cittadino per tutta la durata del servizio, riteniamo sarebbe un dovuto segno di attenzione del Sindaco al problema: basterebbe fermare qualcuno dei ciclisti, ricordargli le regole del Codice della Strada, segnalare il fatto alla famiglia in pieno spirito di collaborazione: si dimostrerebbe concretamente che c’è chi ha il compito sia di controllare il territorio sia di guidare i giovani a comportamenti corretti.
Non ci aspettiamo miracoli, ma la voce girerebbe, qualcosa si muoverebbe…
Questa nostra posizione è la stessa che teniamo sul problema del mancato rispetto delle regole per il conferimento dei rifiuti e per la conduzione dei cani.
Vedete, non ci spingiamo neppure a suggerire multe, che pure sono previste dalle norme vigenti e sono quindi uno strumento legittimo, e doveroso come ultima spiaggia.
Ma il nostro Sindaco si guarda bene dall’impartire simili direttive perché è ben lontano dal modello di Sindaco illuminato che noi abbiamo in mente: come manca di sensibilità sul tema dei minori (limitandosi alle iniziative consolidate) così teme le azioni impopolari: in entrambi i casi dimostra mancanza di autorevolezza sui temi di interesse primario per il futuro della città.
Laddove il Sindaco latita, siamo noi cittadini a dover assumere qualche responsabilità in prima persona, diventando parte attiva nel controllo sociale.
È vero che i ragazzi fingono di non sentire chi li redarguisce, è vero che a volte rispondono con un linguaggio inaccettabile, ma spesso i loro comportamenti trasgressivi celano il bisogno di esplorare, di essere autonomi. Se lungo il percorso pedonale ciascun vadese si sentisse parte di una comunità educante pronunciando una ferma e non autoritaria parola di legalità, siamo certi che il problema si ridurrebbe perché i ragazzi non sono sordi, se sentono di essere parte di un tutto che condivide gli stessi valori.
Dimostriamo loro che ci siamo, che ci interessano, che ci occupiamo di loro perché vogliamo che imparino a diventare adulti senza farsi male e senza far del male.
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