DIFFIDA A VIVERE VADO per aver divulgato fotografie del cantiere di via Sabazia

IL NOSTRO COMMENTO

Il contenuto della diffida

 

La diffida affronta due questioni:

  1. La violazione della privacy: fotografie degli operai al lavoro.
  2. Nostra interrogazione al Sindaco sul rischio di future conseguenze negative derivanti dall’opera.

 

Riguardo al punto 1 il nostro legale ha smontato l’accusa in punta di diritto: non solo le maestranze non sono riconoscibili, ma qualora lo fossero la diffida sarebbe dovuta eventualmente pervenire direttamente dagli interessati.

 

Riguardo al punto 2 MACFER, la Società incaricata dell’esecuzione dell’opera, non ha alcun titolo per intervenire su legittime azioni istituzionali di un Gruppo consiliare, che ha tra i suoi compiti quello di rendersi interprete di preoccupazioni diffuse tra la popolazione.

Preoccupazioni che peraltro la risposta all’interrogazione non ha fugato. (vedasi link all’interrogazione, alla risposta del Sindaco, alla nostra replica, qui:

https://www.viverevado.it/resoconto-consiglio-comunale-del-11-giugno-2026/ ).

 

NOTA BENE:

Sappiano i nostri lettori che MACFER ha attribuito a Vivere Vado altre accuse non corrispondenti al vero:

  • accusa di “spettacolarizzare la protesta sulla pelle dei lavoratori“: una vera idiozia che si smentisce da sé;
  • accusa di aver accompagnato le immagini con “una narrazione che insinua selettivamente -e in contrasto con la documentazione ufficiale – anomalie nelle opere e rischi per la pubblica incolumità“: in realtà le foto non erano corredate da alcun commento, ma semplicemente dalla seguente didascalia: Reportage fotografico dell’avanzamento lavori da febbraio 2025 a luglio 2026;
  • accusa di aver usato le foto quale “strumento di mobilitazione politica”: purtroppo la finalità era solo informativa perché non esiste mobilitazione capace di contrastare tale opera. Lo dimostra il fatto che il nostro programma elettorale 2024 indicava quale unico obiettivo la riduzione del danno.

 

Chi c’è dietro le quinte?

 

La diffida è giunta tramite posta elettronica ordinaria e, benché il nostro indirizzo civico fosse noto perché citato, non abbiamo nemmeno ricevuto lettera raccomandata.

 

Guarda caso invece la diffida è stata inviata per conoscenza al Sindaco via PEC: tanto basta per dare risposta alla domanda del titolo.

Perché questa nostra sicurezza?

 

Perché Vivere Vado non fa certo paura a RFI né tantomeno alla società MACFER: non sanno nemmeno chi siamo e, in forza dell’autorizzazione all’opera, possono procedere con tranquillità indipendentemente dalle posizioni nostre e di chiunque altro.

La diffida è chiaramente figlia di una velina di qualcuno che sottobanco si fa togliere i sassolini dalla scarpa da terze persone.

 

Prove di quanto diciamo? Nessuna.

 

Sappiamo però che il nostro Sindaco ci mette o no la faccia a seconda della convenienza. Ce la mette quando deve pubblicizzare una iniziativa della sua Amministrazione; non ce l’ha messa ai tempi dell’ipotesi rigassificatore, non ce l’ha messa in campagna elettorale rifiutando ogni confronto pubblico, non ce l’ha messa negli ultimi due anni palesandosi sul cantiere di via Sabazia una sola volta dall’inizio del suo mandato, nonostante l’insorgere di continue problematiche.

 

Ora che la gente comincia a capire le conseguenze nefaste del progetto, è probabile che voglia intimidirci in modo che smettiamo di attaccarlo.

 

Non si illuda: finché avremo voce parleremo, perché la nostra controparte non è mai stata né MACFER nè RFI, che hanno giustamente fatto i propri interessi con un’opera il più economica possibile: la nostra controparte è proprio il Sindaco, che ha dato il proprio assenso al progetto contro l’interesse della nostra città.

 

P.S.: Sia chiaro: un gol il Sindaco lo ha segnato: non ci ha fatto piacere dover pagare un avvocato per rispondere alla diffida.

 

Ma questo è il prezzo minore, al confronto dell’essere acquiescenti all’assurdità di quest’opera, che ricadrà sul futuro dei vadesi.

 

Vado Ligure, 31/07/2026

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