14 marzo 2019
8 marzo 2019

SOLO IL MURO RESISTE … MA IL RESTO ?

A fine Gennaio avevamo pubblicato il nostro parere sull’intervento antimareggiata sulla spiaggia libera attrezzata [LEGGI], negli stessi giorni la sez. Savonese di Italia Nostra aveva scritto al Sindaco chiedendo la rimozione del muro ritenuto illegittimo. [LEGGI]

Ad oltre un mese non risulta nessuna risposta del Comune di Vado.

Oggi – senza eventi meteo-marini “straordinari” – la spiaggia sparisce, solo il muro rimane.

22 febbraio

15 febbraio

Vado, il sindaco Giuliano risponde a “Vivere Vado”

“Ricorsi? Un tormentone che non interessa più a nessuno”

14 febbraio 2019

IL SINDACO HA MENTITO

SUI RICORSI CONTRO LA PIATTAFORMA?

Nel giugno 2014, appena eletto, il Sindaco Giuliano dichiarava in Consiglio Comunale e alla stampa che, coerentemente col proprio programma di mandato, avrebbe ritirato i ricorsi “non strettamente di natura ambientale”.

In realtà ha ritirato immediatamente solo quello sui dragaggi, l’unico davvero esclusivamente ambientale, che non metteva in discussione la costruzione della piattaforma.

Oggi veniamo a conoscenza che il prossimo 8 maggio saranno discussi in udienza pubblica i tre ricorsi contro la piattaforma che risultano ancora attivi.

(Il quarto è stato chiuso d’ufficio nel giugno 2017, senza spese comminate).

Per quale motivo non sono stati ritirati?

Perché il Sindaco è rimasta in silenzio per quattro anni e mezzo?

DUBBI ANCHE SULLE SPESE LEGALI

Nel 2015 la spesa per i ricorsi contro la piattaforma ammontava a Euro 82.223,08, di cui 44.332 già liquidati.

Nel dicembre scorso il Sindaco dichiarava alla stampa che i ricorsi erano costati Euro 122.000.

A che cosa è dovuta questa lievitazione, visto che non c’è notizia di memorie presentate dopo tale data, né di udienze?

Il Sindaco ha commesso un semplice errore di calcolo o ha fatto appositamente lievitare la cifra? O che altro?

 ULTIME NOTIZIE

Nel Consiglio Comunale di martedì scorso il Sindaco, riferendosi all’Amministrazione Caviglia, ha affermato che: “hanno perso tutti i ricorsi”.

Ciò è falso: quello sui dragaggi è stato valutato fondato dal Consiglio di Stato; gli altri non sono mai stati discussi.

Tanto dovevamo, per fare chiarezza.

Altreconomia edizioni presenta

Il mare privato”
Un libro che denuncia lo sfruttamento delle coste italiane, a partire dal caso dei porti turistici in Liguria. 
Fabio Balocco racconta l’ennesima “privatizzazione” di beni pubblici a favore di una piccola minoranza e tutte le conseguenze in termini di cemento, speculazione, criminalità. 

In libreria dal 14 febbraio 2019. Con la prefazione di Paolo Berdini 

Press Kit
La copertina in alta risoluzione
L’indice completo
Dall’introduzione di Paolo Berdini
La storia della Margonara 

Milano, 13 febbraio 2019 – Le coste italiane sono infestate dal cemento per circa 3.300 km. Oltre metà dei nostri litorali sono occupati ormai da centri urbani, ville e villette, da industrie, porti e infrastrutture. Nella fascia compresa entro i 300 metri dal mare quasi un quarto del suolo è irreversibilmente consumato (Ispra 2018). “Il mare privato” – curato dal blogger e e scrittore Fabio Balocco – va a riempire una grave lacuna nel campo della “letteratura dei beni comuni”: quasi nessuno, con la ragguardevole eccezione di Antonio Cederna, si era infatti occupato fino ad oggi della problematica dei porti turistici o “porticcioli” (così impropriamente definiti, visto che a volte si parla di 1.500 posti barca).

Un porto turistico significa, infatti, nella maggior parte dei casi l’eliminazione di una spiaggia o comunque di un litorale, l’occupazione di una più o meno vasta porzione di mare per far posto agli ormeggi e ai loro servizi, spesso una colata di cemento sul fronte porto. Oltre alla “privatizzazione” della costa e del consumo di suolo, ci sono poi da mettere sul piatto anche le conseguenze sull’ambiente marino: l’inquinamento, la distruzione dei fondali, l’alterazione del moto ondoso con relativi riflessi sul resto della costa. In particolare sono rilevanti i danni alle praterie di Posidonia Oceanica, vegetale la cui scomparsa – causata dalla costruzione di porticcioli e dall’anomala dinamica dei sedimenti sotto costa – destabilizza ancor più i fondali sabbiosi e riduce la pescosità del mare.

Un fenomeno imponente, quindi, colpevolmente trascurato. Il focus del libro è sulla Liguria, regione regina del diporto con oltre 23.700 posti barca (un sesto dei posti barca in un ventiduesimo del totale delle coste italiane). È il decreto 509/1997 che definisce la procedura per la concessione ai privati e la realizzazione dei porticcioli, rendendo in sostanza privati beni pubblici a favore di una ristretta minoranza di persone. Ma la sostanza del libro si può tranquillamente applicare a tutta l’Italia, dal Friuli a Fiumicino. I porticcioli, in sintesi, hanno l’impatto di una grande opera e scarsi vantaggi in termini di indotto e di occupazione.

Il libro fa la storia dei porti turistici in Liguria, spiega perché sono i cavalli di Troia che aprono la strada ad altre speculazioni, come residenze di lusso, parcheggi, aree commerciali e riporta la normativa in materia a livello nazionale e regionale che ha permesso ai porticcioli di proliferare. Giampietro Filippi, geologo, descrive nel dettaglio l’impatto, spesso devastante, dei porticcioli sulle coste, le spiagge e l’ambiente costiero. Riporta le storie di alcuni porti che si sono realizzati o che si stanno ancora realizzando. Si svelano infine le connessioni tra porticcioli e criminalità organizzata in Liguria, come accertato dalle sentenze della Cassazione.

Un’opera dedicata a chi ha a cuore la tutela della bellezza del nostro Paese e alle comunità che “resistono”: l’impegno dei comuni cittadini, che difendono ancora le loro spiagge e il loro mare, è una luce in questo quadro a tinte fosche. Sono infatti numerosi gli esempi che danno conto dell’opposizione verso alcune opere: l’incredibile storia di Ospedaletti (IM)la strenua difesa da parte dei comitati di cittadini del faraglione della Margonara (SV). 

Con la prefazione dell’urbanista Paolo Berdini e gli importanti contributi di altri attivisti e giornalisti: Sebastiano Venneri, membro della Segreteria Nazionale di Legambiente allarga lo sguardo sulle coste italiche, Marco Piombo, già delegato WWF Liguria, mette in fila le “osservazioni” dell’associazione sui progetti dei porticcioli, Franco Zunino, presidente di ARCI della Provincia di Savona racconta la battaglia sulla Margonara e Franca Guelfi, insegnante e coordinatrice di Vivere Vado fa il punto sulla vicenda della piattaforma Maersk. Massimo Acanfora, giornalista di Altreconomia tira le somme su infiltrazioni criminali e altri casi liguri.

“Il mare privato. lo scempio delle coste italiane. Il caso dei porti turistici in Liguria. Le conseguenze di cemento, speculazione, criminalità”, a cura di Fabio Balocco, prefazione di Paolo Berdini 

128 Pagine, 13,00 euro – Collana: saggi, formato 13×20 cm Isbn 9788865162972 


L’autore

Fabio Balocco (Savona, 1953) è ambientalista, avvocato, blogger per Il Fatto Quotidiano e scrittore in campo am- bientale e sociale. È autore, fra l’altro, di “Poveri. Voci dell’indigenza, l’esempio di Torino” (Neos ed.) “Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni” (Il Babi Editore) e – con altri autori – di “Torino: oltre le apparenze”(Arianna ed.), “Verde clandestino” (Neos ed.) e “Loro e Noi” (Neos ed.).

Contatti: fabio.balocco53@gmail.com, 328 2119238

La prefazione è di Paolo Berdini, urbanista che negli ultimi anni si è occupato della lotta al consumo di suolo. È stato assessore all’Urbanistica del Comune di Roma nel 2016 con la giunta Raggi, prima di dimettersi a febbraio 2017. Ha pubblicato: “La città in vendita” (2008); “Breve storia dell’abuso edilizio in Italia” (2010); “Le città fallite” (2014) (Donzelli editore). Ha inoltre collaborato con Italo Insolera all’aggiornamento del fondamentale studio “Roma moderna” (Einaudi, 2011).

Dal Fatto Quotidiano
I porti turistici sono il cancro delle nostre coste. Un bel regalo per mafie e privati

3 febbraio

Grandi pulizie in centrale Tirreno Power …

Qualcuno sa di cosa si tratta??

FOTO

VIDEO


29 gennaio
Qualche giorno fa abbiamo dato notizia del convegno di Italia Nostra a Genova sulle modalità  di ricostruzione dopo la mareggiata. (Le relazioni sono reperibili sulla pagina nazionale di Italia Nostra.)
Stamane scopriamo su La Stampa che a Vado si fa esattamente il contrario di quel che affermano gli studiosi.
Qui sotto le foto del muro in questione e del suo compagno,
poco più  vecchio, a nemmeno 100 metri di distanza
 

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